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Storia di rosciano

Il Comune di Rosciano, in provincia di Pescara, è “Terra del gusto e di cultura”. Uliveti e vigneti caratterizzano il paesaggio, ma anche calanchi, grandi distese di terre coltivate e il fiume Pescara a valle. Intorno, a fare da corona, i massicci della Maiella e del Gran Sasso, un panorama incantevole da poter ammirare dai suoi 250 metri sul livello del mare, un luogo attraversato dall’antico tratturo dove le greggi transumavano da L’Aquila verso il Tavoliere delle Puglie.
Sono ben quattro le cantine presenti sul territorio che producono vini pregiati esportati in tutto il mondo e che hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Il microclima della zona ne favorisce la qualità, la vallata assolata trasmette una particolare energia. Rosciano è parte della Città del vino d’Italia e per questo è diventato famoso in Abruzzo, per la produzione di vino, ma anche per quella di olio extravergine d'oliva di qualità. Non mancano infatti i frantoi che arrivano a cinque per accogliere la grande quantità di olive che solitamente viene prodotta. Anche i ristoranti di cucina tipica locale contribuiscono a far conoscere questo bellissimo borgo di 3900 anime.
Sul suo colle si erge la torre di avvistamento medievale, detta “dei Paladini”. Da qui l’antico complesso domina la Val Pescara, snodo strategico delle comunicazioni tra gli Appennini e la costa adriatica. Successivamente, nel corso del 1500, alla torre quadrangolare è stato affiancato il Palazzo Di Felice di Casale.
Nel centro storico si può ammirare la chiesa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria (detta anche di sant'Eurosia, patrona del paese), con tele del Seicento e Settecento, tre delle quali di Nicola Ranieri da Guardiagrele datate 1774, e una "Madonna del Rosario con papa Pio V" datata 1581. Troviamo ancora la graziosa chiesetta di San Nicola che conserva una preziosa serie di affreschi rinascimentali della scuola di Andrea De Litio, importante artista abruzzese del Quattrocento.
Interessante è la frazione di Villa Badessa, isola linguistica e, in Abruzzo, unica comunità Arbëreshë che conserva tuttora la ritualità liturgica pur avendo perso l’uso quotidiano della lingua italo-albaese. Proprio in questa frazione sorge la chiesa di rito greco-bizantino che fa capo all'Eparchia di Lungro, in Calabria. Fu costruita intorno alla seconda metà del XVIII secolo. Questa comunità Arbëreshë è la più settentrionale e giovane d’Italia.
La leggenda vuole che i profughi albanesi, provenienti dalle isole Ionie intorno a Corfù e arrivati nel 1743, nel trasportare la loro preziosa icona della Madonna Odigitria (dal greco “colei che indica la via, la direzione”), furono rallentati dalla sua pesantezza fino a non poter più portarla oltre, rimanendo bloccati proprio nel luogo dove ora sorge la frazione. Così nacque Villa Badessa.
Proprio per questa matrice orientale la sua chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta (in Arbëreshë, “Kìmisis”) risulta essere la custode di una cospicua e preziosa collezione di icone bizantine e post bizantine, datate dal XV al XX secolo, formata da 75 esemplari che dal 1965 sono stati dichiarati dal Ministero della Pubblica Istruzione “opere di interesse nazionale”. Costituiscono una delle più ricche collezioni di icone epirote esistenti in Europa occidentale, già presenti in tutte le principali Università e musei d'Italia e d'Europa.

Rosciano oggi val bene una visita.

(Le notizie storiche sono attinte dal sito ufficiale del Comune di Rosciano)


 

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